[#AGIC一下] #1 E’ tempo di Gaokao! L’esame più temuto dai cinesi

Come molti di voi avranno letto tra le news, o avranno avuto modo di osservare personalmente passando davanti a determinati istituti scolastici, oggi martedì 7 giugno è ufficialmente iniziato il Gaokao, l’esame di ammissione all’università in Cina.

Si tratta dell’esame che si tiene al termine del ciclo di istruzione secondaria superiore e che si deve necessariamente svolgere per immatricolarsi ad un’università. Per questo a molti viene quasi automatico associarlo ai nostri esami di maturità.

Tuttavia, qualsiasi paragone con gli esami previsti dal nostro sistema, o da quello di altri Paesi, è assolutamente impreciso: il Gaokao infatti non è un semplice esame al termine del quale si conseguisce il diploma; al contrario, è lo scoglio che quasi sicuramente segnerà il destino e la vita di tutti gli studenti a cui vi partecipano, e per questo il più temuto.

Il Gaokao, in cinese 高考 (abbreviazione di 普通高等学校招生全国统一考试, National Higher Education Entrance Examination), rappresenta il fondamento su cui tutto il sistema di istruzione cinese si basa. Dalle elementari (6 anni), passando per le medie (3 anni), fino alle superiori (3 anni), tutti gli studenti vengono preparati esclusivamente per questo esame. Questo perché solamente chi otterrà un punteggio alto potrà accedere a determinate università. E spesso neanche basta.

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Come funziona e come è strutturato

Come ogni anno, anche nel 2016 il Gaokao si svolge il 7 e l’8 giugno, in contemporanea in tutto il Paese. Nel 2016 sono 9.400.000 gli studenti che ne prenderanno parte. L’esame è diviso in 4 parti (o “prove”), tre delle quali (composizione scritta, matematica e lingua straniera) uguali per tutti, mentre la quarta dipenderà a seconda dell’indirizzo che si sceglie prima di iniziare l’esame: umanistico o scientifico. Nel primo caso la prova verterà su politica, storia e geografia; nel secondo caso su chimica, fisica e biologia.

Tutte le prove durano dalle 2 alle 2 ore e mezza. Per le prime tre prove, uguali per tutti, il punteggio massimo è 150 ciascuna (450 in totale); per l’ultima prova il punteggio massimo è 300, dunque per un totale di 750 punti.

Tra le lingue straniere disponibili, è possibile scegliere: inglese, russo, giapponese, tedesco, francese o spagnolo.

Durante le due giornate di esame, agli studenti non è permesso uscire dagli istituti. Polizia e militari sono costantemente presenti all’ingresso delle scuole, generalmente di fronte ad una folla di migliaia di genitori in ansia per i loro figli. Tutti gli studenti vengono perquisiti all’ingresso con tanto di metal detector. Dal 2016 inoltre è stato introdotto l’arresto per tutti gli studenti che vengono scoperti a copiare.

Punteggio: come scegliere l’università

Una volta terminati i due giorni di esame, arriva la parte più difficile: scegliere l’università. Molti si domanderanno: “ma non dovrebbe essere l’esame la parte più difficile?” Sicuramente si, ma è nella scelta dell’università che si riflette il principio di uguaglianza, ma anche in un certo senso le ingiustizie e contraddizioni, su cui si fonda il gaokao.

Ogni università ogni anno mette a disposizione un numero limitato di quote per ogni corso di laurea. Queste quote saranno poi a loro volta divise per ogni regione, con criteri diversi di luogo in luogo (e soprattutto a seconda del prestigio dell’università). Agli studenti con un hukou (sistema di registrazione, forse paragonabile, erroneamente, alla nostra residenza) locale viene garantito un numero molto più elevato di quote, mentre a tutti gli studenti con un hukou esterno viene garantito un numero estremamente limitato.

Per esempio, l’istituto X di Beijing offre 800 posti totali, 500 dei quali riservati agli studenti locali, mentre gli altri 300 da dividere tra tutte le regioni e municipalità autonome cinesi.

Ciò chiaramente significa che gli studenti locali hanno “per natura” molte più possibilità di accedere agli istituti locali. Questo va di fatto ad ampliare le disparità tra le regioni, e soprattutto tra studenti urbani (dove le più prestigiose università sono situate) e studenti provenienti da aree rurali, distinguendo di fatto studenti di “classe A” e studenti di “classe B”.

Ma come vengono assegnati nello specifico i posti?

Ogni università stabilisce un punteggio minimo al di sotto del quale uno studente non può in alcun modo accedere (per darvi un’idea, alla BFSU di Beijing il punteggio minimo è superiore ai 600, su 750 punti totali). Ma superare il punteggio minimo può non bastare: tutti gli studenti che avranno superato questo punteggio dovranno inoltre contendersi con i loro compagni della stessa regione i limitati posti che un’università offre ad essa.

Per esempio, se l’università X, per il corso di laurea Y, assegna solamente 20 posti agli studenti della regione Henan, ciò vuol dire che solamente i 20 migliori studenti dello Henan che avranno scelto questa università saranno accettati, nonostante ce ne siano 100 che abbiano superato il punteggio minimo.

Scegliere correttamente l’università e il corso di laurea diventa quindi estremamente importante, perché un punteggio superiore a quello richiesto potrebbe comunque non bastare. La scelta di ogni studente dunque dovrà tenere conto di determinati fattori, non solo il punteggio ottenuto all’esame, ma anche la popolarità di un determinato corso di laurea, il numero di possibili competitori, eccetera.

Ogni studente può generalmente scegliere solamente tre preferenze (potrebbero esserci differenze di regione in regione). A seconda del luogo di provenienza e della legislazione locale, inoltre, le preferenze dovranno essere espresse prima o dopo la pubblicazione dei risultati (in molte regioni non sarà possibile conoscere il risultato ottenuto).

Qualora uno studente non riuscisse a venire ammesso in nessuna delle università a cui ha fatto richiesta, dovrà necessariamente attendere l’anno successivo per ripetere l’esame.

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Uguaglianza, o “discriminazione”?

Il sistema del Gaokao fu introdotto nel 1952 al fine di garantire a tutta la popolazione un accesso all’università basato esclusivamente sulle proprie capacità individuali, e dunque sul principio di uguaglianza. Da allora, salvo per il decennio della rivoluzione culturale, il sistema è sempre rimasto in vigore, seppur riformato nel corso degli anni.

Tuttavia, sebbene almeno in principio questo sistema permettesse a tutti di accedere, in egual modo, all’istruzione universitaria, tuttavia, sono in molti oggi che si chiedono se questo sistema non contribuisca ad accentuare le disparità sociali tra regioni e tra città e campagne.

In Cina laurearsi presso un istituto universitario prestigioso significa nella totalità dei casi avere accesso in futuro ad un lavoro in città altamente retribuito, con future facilitazioni per cambiare il proprio hukou in uno urbano. Questo permette dunque a tutti quegli individui provenienti dalle campagne di urbanizzarsi e cambiare per sempre lo status sociale della propria famiglia.

Tuttavia, garantendo un numero di posti estremamente sproporzionato a studenti locali, e solamente un numero limitato a studenti delle altre regioni, si contribuisce di fatto a favorire individui per il loro luogo di nascita anziché in base ai propri meriti.

C’è da dire che oggi c’è sempre più consapevolezza del problema, tanto che sono sempre più numerosi i provvedimenti introdotti dagli organi competenti per rendere il sistema più equo. Tra quelli più significativi troviamo l’esenzione dalla parte di ascolto della prova in lingua straniera o un bonus (solitamente 50 punti) che viene sommato al punteggio dell’esame degli individui appartenenti alle minoranze etniche, o il fatto che sempre più quote vengono assegnate a studenti provenienti da regioni più povere, soprattutto quelle occidentali.

Sebbene questi provvedimenti mirino a ridurre le disparità sociali, dall’altro lato, tuttavia, essi sono causa di sempre maggiore malcontento dei genitori delle zone urbane.

Pochi mesi fa il ministero dell’istruzione ha introdotto un provvedimento per cui gli istituti universitari di 13 regioni costiere o municipalità autonome (sede delle più prestigiose università cinesi) hanno dovuto aumentare le loro quote di ammissione per 160.000 studenti delle regioni centro-occidentali. Questo ha scatenato numerose proteste e manifestazioni da parte di molti genitori urbani, timorosi che per questo i loro figli potessero vedersi negare la possibilità di studiare in un’università della propria città.

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Comunque la si voglia vedere, il gaokao resta una delle principali fonti di ansia, stress e depressione dei giovani ragazzi cinesi, che spesso vengono costretti dai genitori a studiare per ritmi inumani, anche 18 ore al giorno (non sono rare notizie di suicidi prima, durante, o in seguito all’esame). Complice soprattutto la natura dei test scritti, quasi nella totalità a risposta multipla, che richiede grandissime capacità di memorizzazione di nozioni, date e formule, azzerando totalmente la creatività, l’intuizione e il ragionamento.

Ed è proprio questo (bi)sogno di entrare in una prestigiosa (o anche “normale”) università urbana, spesso l’unica possibilità disponibile per cambiare il proprio destino, a rendere il gaokao unico nel suo genere, e dunque facendo risultare qualsiasi paragone con il nostro esame di maturità assolutamente fuorviante.

Questo articolo è stato scritto da Alessio Petino. Parti di esso sono tratte dal capitolo 25 della Guida Ufficiale AGIC, “Bachelor’s / Master’s / PhD in Cina”.

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